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 Il Rosso e il Nero

 

 La BlackSheep Studios, software house italiana, nel 2003 lancia nel meno- italiano mercato dei videogame Il Rosso e il Nero.

Parafrasando la tagline della BlackSheep, le pecore nere perdono il pastore ma trovano l’idea, l’AIV, Accademia Italiana Videogame, dal 2003 è l’unico esempio in Italia di una vera e propria scuola di videogame. Il panorama italiano del settore è scarno di iniziative imprenditoriali: nonostante il mercato in Italia risponda bene e le vendite non destino problemi, sugli scaffali dei rivenditori primeggiano i soliti autorevoli nomi nipponici ed americani. Ebbene la BlackSheep si introduce nel mercato italiano già nel 2001, poco dopo l’AIV offre l’opportunità a molti appassionati e dilettanti di imparare la difficile costruzione di un videogame insegnando grafica digitale 2-D, 3-D e linguaggi di programmazione, inoltre gli stessi studenti lavorano fianco a fianco con gli insegnanti nella produzione dei game.

Il Rosso e il Nero, gioco in 3-D, classificabile come FPS - sparatutto in soggettiva – , strategico in tempo reale, basato sulla storia italiana, ambientato nella Seconda Guerra Mondiale, ricostruito nei minimi dettagli, con divise, armi ed architetture del tempo, vede fronteggiarsi sullo “schermo di battaglia” i Rossi partigiani ed i Neri fascisti. Le ambientazioni perfettamente ricostruite e i passaggi documentati in italiano sono frutto di un’ attenta ricerca storica e di una volontà documentaristica di riportare fatti e ambientazioni per poi fruirne a favore del gioco. La BlackSheep ha preferito ricostruire un fronte di battaglia realmente esistito piuttosto che programmarne uno fittizio, d'altronde le strategie della  verosimiglianza e dell’iperreale non sono affatto estranee al mondo dei videogame e la casa produttrice italiana utilizza con destrezza quest’ arte. Scorrendo la lista di tutti i giochi all’attivo della BlackSheep, si scopre come l’uso del reale a favore del digitale e dell’iperreale risulti una strategia favorita. Iconoclast Game ne è un esempio, il sito recita: “Attraverso le opere dei maggiori esponenti della pittura e della scultura di tutti i tempi, il giocatore compie un viaggio onirico e dissacrante nella storia dell’arte, nei panni di Marcel Duchamp, esponente di spicco della corrente dadaista”; ancora in Karma Zero: “ L’ambientazione è una trasposizione futuristica e fantastica dell’Apocalisse della Bibbia…”; in Noesys invece, argomento preferito ancora di stampo religioso, quattro cavalieri rappresentano le quattro religioni e combattono per salvare l’umanità.

Ne Il Rosso e il  Nero il  giocatore ha la possibilità di scegliere se combatte e da fascista o da partigiano che, in pratica di gioco, significa scegliere il personaggio, l’uniforme, le armi e quant’altro sia necessario per sconfiggere l’avversario e vincere la partita, inoltre, per la gioia degli appassionati, tra le armi si possono riscoprire tutti i modelli di fucili, pistole e derivati usati durante il periodo bellico, tra le varie sigle con cui spesso si nominano le armi si riconosce anche una Beretta.

Non si possono, però, non riportare le polemiche di stampo storico suscitate dal gioco, infatti scegliere se combattere da fascista o partigiano in Italia può significare altro.

Se negli intenti degli ideatori non vi era certo lo scopo di porre il giocatore davanti ad una scelta ideologica, a ben guardare il dibattito risulta ancora inevitabile e deriva dal fatto pratico che nel gioco fascisti e partigiani sono messi sullo stesso piano, dal sapere che entrambe le fazioni sono giocate-agite, e che non si gioca contro un computer ma contro un’altra persona che ha deciso di rappresentare l’altra fazione. In capo al giocatore resta la scelta, a volte declinata in senso ideologico, suscitando accesi dibattiti. In internet, a seguito degli articoli che recensivano la novità, spesso si sono istituiti forum di discussione sul game e su cosa significhi o debba significare “combattere da fascista o da partigiano”. Nei post alcuni utenti hanno esibito come avatar il fascio littorio, altri hanno risposto con falce e martello, in altri ancora si è inneggiato agli avvenimenti che furono nell’intento di rispolverare ideologie ormai poco attuali.

Ciò che colpisce è dunque, da un lato, il distacco di alcuni giocatori che scelgono con estrema disinvoltura il personaggio con cui combattere e, dall’altro lato, la totale sovrapposizione di reale e fittizio per altri utenti che, decisamente schierati nel caso della guerra italiana, non si danno possibilità di scelta. Un dibattito che rischia di rimettere in gioco la vera Seconda Guerra Mondiale che in Italia si combatté sul serio e che, a conti fatti, risultò una grave perdita di uomini e donne sia tra le fila dei rossi che tra quelle dei neri, il cui ricordo è ancora vivido nelle vecchie generazioni, che certo non deve cadere nell’oblio, ma che nemmeno può essere revisionato attraverso un videogame. Le stesse ottuse adesioni ideologiche provocarono in Italia negli anni ’70 una vera guerra civile nata da piccoli scontri tra le due fazioni politiche. Dopo il ’68 le rivolte studentesche assunsero i connotati di una guerra di tutti contro tutti in cui non si poteva non scegliere di essere rossi o neri, in cui gli attacchi notturni e gli attentati diurni trasformarono le città italiane in focolai di guerriglia, ridisegnando la toponomastica dei quartieri. Tra le barricate e gli scontri ancora una volta a rimetterci la vita furono i cittadini, spesso giovanissimi, che in quelle ideologie si riconoscevano e che per quelle ideologie hanno combattuto.

Oggi conoscere i fatti italiani è un diritto di ogni cittadino a cui si affianca, però, il doveroso rispetto per gli avvenimenti accaduti. Dalla seconda Guerra Mondiale l’Italia uscì sconfitta, fisicamente e psicologicamente devastata. Il processo di ricrescita e ricostruzione di uno Stato di diritto ha dato come frutto la nostra attuale Costituzione, il simbolo della democrazia, che è lì a ricordarci cosa sia veramente l’Italia, una Repubblica democratica, che per sorgere ed attuarsi ha dovuto attraversare periodi difficili. E’ dunque irrispettoso e infruttuoso rispolverare le ideologie di un passato faticoso e triste in un contesto ludico, tanto più in un luogo come il web, in cui la potenzialità dei ruoli primeggia, in cui il virtuale assume il significato di potenzialità molteplici, tutte attuabili. Moltiplicazione dei ruoli, virtualità e interattività sono ormai atteggiamenti dell’era tecnologica che stridono con l’ottusa volontà di rappresentare sé stessi in modo univoco utilizzando un’àncora ideologica  che rischia di trasformarsi da aggancio sicuro in pesante fardello.

Non mancano esempi di giochi programmati e utilizzati palesemente per la propaganda di una ideologia ed in collaborazione con gruppi filo- governativi come in Cina il MMORPG (2005) di PowerNet Technology, ambientato nel secondo conflitto bellico nel periodo dell'occupazione giapponese della Cina, non lascia alternative di sorta: si può giocare solo da cinese e si combatte contro il Giappone; in Mission Galichina i russi combattono i militanti ucraini anti-sovietici.

Il Rosso e il Nero, però, resta soprattutto l’affermarsi nel settore dei videogame di una software house italiana.

Il nuovo progetto in cantiere della BlackSheep Studios è ReN, Rosso e Nero Tactics, di medesima ambientazione, ma strutturalmente diverso; classificabile come multiplayer strategico a turni, permetterà, attraverso una visuale isometrica, di attuare un pensiero strategico più complesso.

ReN sarà l’unico esemplare del suo genere ad uscire da cantieri italiani e andrà ad arricchire la variegata lista di giochi ambientati nella Seconda Guerra Mondiale.

 

 

 

 di Umberta Liberato

Scienze e tecnologie della comunicazione

Matricola 867219 

Fonti Web

 

www.blacksheepstudios.it/index.html

www.satyrnet.it/rossoenero/

www.aiv01.it/home.php

www.girodivite.it/Rosso-e-Nero-quando-il.html

www.lastampa.it/_web/_RUBRICHE/giochi/overgame/overgame050908.asp

 

 

 

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