| Patlabor A cura di Giuseppe "Ryo Saeba" Mello |
Abitare a
Bologna, per uno come me, e' veramente bello. So gia' a cosa state pensando,
maliziosetti! Le belle gnocche, i tortellini, le due torri, la mortadella, la
festa dell'Unita' e la sagra della piadina costituiscono di per se' una gran
bella attrattiva (soprattutto le prime due)(le torri? NdTribal), ma io mi
riferivo in special modo al fatto che qui a Bologna e' facile andare in
fumetteria (di cui non faccio il nome finche' non sgancia almeno un deca per la
pubblicita'!) e incontrare i Kappa Boys o qualcuno della Dynamic con cui
scambiare qualche chiacchiera (come stai, come non stai, come ti sei fatto
chiatto, salutame a soreta e via di questo passo). Fino a qualche mese fa,
quando io e WDIM vedevamo i Kappa, la domanda piu' ricorrente prima dei saluti
era "...e Patlabor?". La risposta piu' ricorrente era "Noi
vorremmo farlo ma..." (sostituire i tre puntini con una scusa a caso tra le
seguenti: 1)Siamo troppo impegnati con una gara di incaprettamento a premi; 2)
Ai giapponesi sono esplose le adenoidi; 3)Ragadi (non ci pensate, non ha senso);
4)Nell'ultimo disco di Marco Masini c'e' una traccia fantasma che se ascoltata
all'indietro produce il suono della voce di Pippo Baudo che canta "Il suo
nome e' Donna Rosa"; 5)I soldi ci fanno schifo (OK, quest'ultima me la sono
inventata)(e' vero! Mica come noi di Tiphares che i soldi...pfui! NdTribal).
Arrivati a questo punto, io e WDIM, alzando il dito inquisitore come Fra'
Cristoforo dei Promessi sposi (notate la colta citazione)(beh, e dove 'hai
colta? I Promessi Sposi mica sono un albero ...quindi l'hai copiata eh?!
NdTribal), dicevamo: "Verra' un giorno in cui troveremo un editore e
Patlabor lo faremo noi!".
La storia narra principalmente delle vicissitudini della sgangherata seconda
sezione veicoli speciali della polizia di Tokyo. In un immaginario futuro
(oddio, futuro... e' ambientato nel 1999!) l'innalzamento delle acque
provochera' un allagamento di Tokyo e di altre citta' costiere giapponesi, cosa
che costringera' gli amici con gli occhi a mandorla a "spostarla"
verso la costa e oltre (gia' m'immagino: "Capoooo!!! Piu' avanti... no, de
meno... de piu'... bona cosi'... se te fai piu' avanti ne mettemo n'artra..."):
questo viene chiamato progetto "Arca" (se gli animali salgono a coppie
Goku con chi sale? NdTribal). Per la costruzione di questa enorme citta'
galleggiante si rendono necessari i labor, enormi robot usati come manovali.
Sono
tutti delle macchiette e ognuno e' splendidamente caratterizzato con i propri
vizi e i propri difetti, a partire dalla maniaca dei labor Noa Izumi, al pazzo
scatenato Ota, fino al caposezione Goto, che sembra un deficiente, ma in realta'
e' una specie di semi-dio camuffato. La cosa bella di Patlabor e', come dicevo
poc'anzi, che le storie non sono imperniate necessariamente sui robot, anzi! E'
piu' facile che si assista ai mal di denti di Noa, a delle fiere campionarie di
Labor o alle pianificazioni di azioni terroristiche, che ai combattimenti
(comunque presenti in gran copia) tra robot. Anche tecnicamente non ci si puo'
lamentare: il disegno e' molto carino, con quel tratto che era in voga una
decina d'anni fa (e forse ancora adesso), semplice ma mai rozzo, che rende molto
bene la lucidita' e la vaga "plasticosita'" dei labor, ed e' anche
abbastanza cartonoso. Per quanto mi riguarda, il vero potenziale di Patlabor
esce fuori negli OAV e nei film, impreziositi dalla regia del sommo Mamoru Oshii:
episodi come "Rondo' nella neve", e "Karuizava per due" sono
cose che meritano di essere viste almeno una volta. Insomma, ammetto di essere
spudoratamente di parte, ma sono dell'idea che Patlabor sia meglio di piu' di
molte porcherie che affollano il nostro mercato (non faccio nomi, ma immaginate
voi...).Compratelo o vi spezzo le braccine... eh? Il Tribal non lo compra? A
Orla', segnati le ossa che te le mischio... (veramente sono stato uno dei primi
a comprarlo e a metterlo in abbonamento...ndTribal)|
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