Master Mosquiton
A cura di Giuseppe "Ryo Saeba"
Mello
OAV - 35' ca. cad.
Copyright: Satoru Akahori Office/Nippon Columbia
Ah,
l'amore! Che cosa strana! Mi ritornano alla mente le mie storie passate, storie
piene di passione, di cose non dette, ma soprattutto non fatte (perché le mie
ex mi lasciavano regolarmente in bianco). Solo una mi chiese di farla sentire
finalmente donna, ma quando lo feci non mi sembrò poi così contenta:
evidentemente 8 camicie da stirare erano effettivamente troppe (Leo, grazie di
esistere). Per non parlare della mia ultima fiamma: volevo saper tutto di lei.
Lei mi diceva che due persone non potranno mai conoscersi fino in fondo.
Tuttavia almeno il suo nome avrei voluto saperlo. E' assolutamente fuor di
dubbio che il latin lover redazionale (modo elegante per dare del porco a una
persona) sia io (anche se, attualmente, le mie azioni sono in ribasso).
Posso quindi
ostentare la mia esperienza in fatto di succhiotti, dal momento che, soprattutto
di recente, è aumentata in modo esponenziale (a questo punto attendetevi pure
una nota sarcastica di WDIM nelle immediate vicinanze). Innanzitutto, secondo il
dizionario, il succhiotto è: "Ematoma. Causato dall'intensa e traumatica
suzione e successiva congestione dei vasi capillari sottocutanei del collo, o
altra parte molle". Capito? Ematoma. E come tale, fa male. Almeno
all'inizio. Poi dopo lo si porta con disinvoltura, orgogliosi dell'avvenuta
marchiatura. Tranne, ovviamente, se il suddetto succhiotto non è stato fatto
dal partner, nel qual caso, esso (o essa) provvederà a causarvi degli altri
ematomi. Con un grosso randello. Se nel momento di fare il succhiotto il/la
partner affonda troppo i denti, i casi sono tre:
a) troppa passione;
b) lui/lei non sa fare i succhiotti;
c) lui/lei è un vampiro/a.
In quest'ultimo
caso sarebbe opportuno avere in casa tutto un campionario di paletti di frassino
e collane d'aglio, non fosse altro perché, al contrario dei succhiotti, due
buchi sul collo sono esteticamente orribili. Stupiti da questa mia disanima? Lo
sareste di meno se sapeste che cosa ho bevuto prima di cominciare a scrivere:
tuttavia un minimo di senso logico questa storia ce l'ha, dal momento che vi
vado a parlare di tre OAV dedicati a Mosquiton. L'ometto in questione è un
vampiro, che però si discosta decisamente dai canoni del genere: innanzitutto
possiede 1/4 di sangue umano, cosa che gli permette di evitare di andare in giro
come un assatanato a bere il sangue altrui, poi, oltre ad indossare il canonico
mantello nero, porta un bel crocefisso (?) al collo e un paio di occhialini da
sole trendy sulla testa (roba da far impallidire il nostro Goku per la
vergogna).
Orbene, tutto
ha inizio nel 192X, quando una sedicente diciassettenne di nome Inaho, dopo aver
letto sul diario della propria nonna defunta che la sua famiglia aveva stretto
un patto secolare con un vampiro, si reca in Transilvania per risvegliare
Mosquiton (e i suoi due servitori Honoo e Yuki). Questo perché spera, grazie
all'aiuto del simpatico vampiro, di recuperare l'O-part, un artefatto in grado
di donare l'immortalità e l'eterna giovinezza al proprio possessore. Due anni
dopo il risveglio del nostro eroe, nel centro di Londra spunta una gigantesca
piramide, la quale ha evidentemente dei legami con l'O-part. Inaho, manco a
dirlo convince il suo amico sanguisuga ad accompagnarla nel Regno Unito.
Contemporaneamente,
una spedizione di militari britannici, sotto la guida del conte di Saint
Germaine, viene allegramente spappolata mentre erano intenti ad esplorare la
piramide alla ricerca dell'O-part. Inaho e la sua allegra compagnia, eludendo la
sorveglianza, entrano nella piramide seguiti da un imbesuito Saint Germaine che
si scopre essere in realtà un centauro (non un motociclista, ma un centauro
vero e proprio con tanto di corpo da cavallo! Chissà le dimensioni del suo mem...
ops, scusate sto degenerando...). La scoperta dell'amato O-part porterà, come
nella migliore tradizione di Indiana Jones, alla scoperta di numerose trappole e
allo scontro col conte galoppante. In questa occasione, Mosquiton, per
risvegliare al pieno i suoi poteri, fa un bel succhiotto a Inaho (ecco spiegato
il mio precedente delirio) e grazie al dolce sapore dell'emoglobina, va in
modalità berserker, distruggendo tutto quello che gli capita a tiro (conte e
Inaho compresi). Solo un bel paletto di frassino infilato su per il c...uore
(cosa credevate, eh?) mette fine all'isterismo galoppante di Mosquy (o Mo-chan,
come lo chiama Inaho) facendolo diventare una lettiera per gatti. Fine degli
OAV? Manco per idea! Mo-chan viene subito riportato in vita da una goccia di
sangue di Inaho, quindi il nostro simpatico gruppetto riparte alla volta
dell'uscita: impresa che, purtroppo si rivela più difficile del previsto poiché
arrivano addirittura sulla Luna!
A complicare
il tutto è poi la presenza di una Faraona (non la gallina) maggiorata a bordo
di una sfinge a motore, il cui carburante è costituito da una speciale sostanza
che le viene infilata da uno speciale clistere su per c... (ora potete pure
pensare male). Inutile dire che Inaho e combriccola hanno ragione anche di
questi nemici e di un redivivo Saint Germaine, accompagnato per l'occasione dal
proprio datore di lavoro: il vecchio Rasputin. Quando tutto faceva presagire ad
un happy end, un raggio di luce rapisce l'O-part, lasciando Inaho con un palmo
di naso e, soprattutto, in preda ad una crisi epilettica, manco avesse visto una
puntata di "Pocket Monster". Così termina il secondo OAV. Del terzo
vi accenno solamente che sarà presente una vecchia fiamma di Mosquiton, la
quale darà molto da fare alla "piccola" Inaho...
Bello, bello
bello.Dal punto di vista tecnico, gli OAV sono molto ben fatti, con delle ottime
caratterizzazioni dei personaggi (specie i due servitori di Mosquiton, che
diventano adulti durante i combattimenti: la provocante Yuki è una gioia per
gli occhi...), delle animazioni "gommose" come vanno di moda adesso e
delle colorazioni veramente fatte bene. Su un buon livello anche regia e
fotografia, mentre quello che più mi è piaciuto dell'OAV, assieme all'umorismo
imperante, è stato la sigla iniziale: un misto di jazz e blues più che
orecchiabile, accompagnato da delle stampe d'epoca che ritraggono Mosquiton nei
posti più impensati, un po' come il video di Elio e le storie tese "Born
to be Abramo". Speriamo lo importino anche in Italia.
Ryo Saeba