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pol!femo presenta
ITAKU, ITALIAN COSPLAY | fotografie di Camilla Micheli
in mostra dal 29 Ottobre al 9 Novembre 2007
presso Polifemo | Fabbrica del Vapore | Via Luigi Nono 7 |
Milano
Ingresso libero | Orari: dal lunedì al sabato, dalle 13 alle 19
(domenica chiuso)
Informazioni | www.polifemo.org | 02.36521349 |
info@polifemo.org
“itaku” è una parola di fantasia che modifica la parola gergale
otaku, inventata in Giappone per descrivere “tipi strani” quali
artisti ed appassionati del manga amatoriale (fumetti
auto-prodotti).
Interessata dalla pratica giapponese di travestirsi come i
personaggi preferiti di anime (cartoni animati) e manga
(fumetti), ho contattato nella comunità italiana dei
“cosplayers” alcuni dei membri più importanti per longevità o
per carisma con cui sviluppare il progetto.
L’idea ispiratrice del progetto fotografico si sviluppa attorno
al significato originario del termine otaku, ossia “tua casa” -
“tuo spazio”. I soggetti dei ritratti ambientati sono giovani
donne italiane, di età compresa tra i 18 i 33 anni che
appartengono alla community dei “cosplayers” [= costume+players],
mostrate all’interno dei propri spazi privati, in casa o nel
proprio giardino.
Le ragazze, mascherate, con i costumi dei personaggi che più
amano o in cui più si identificano, hanno preparato e cucito
loro stesse gli abiti, curandoli fin nei minimi particolari e
corredandoli di accessori rigorosamente originali e provenienti
dal Giappone.
Il fatto che siano solo donne le protagoniste dei ritratti
deriva soprattutto dall’evidenza che la diffusione dell’otakismo
nel mondo femminile è molto più alta che in quello maschile. Le
ragazze si sentono più portate ad immedesimarsi nelle loro
eroine, ne assumono i nomi come pseudonimi, sono più abili nel
confezionare gli abiti, hanno meno paura di travestirsi ed
esporsi sul web o nelle sfilate cosplay.
Quello che all’inizio è soltanto un gioco per partecipare alle
sfilate ed ai raduni in Italia e all’estero (USA, Giappone, UK),
per alcune si trasforma in un impegno più serio che consiste nel
creare un sito Internet, un forum ed una microcommunity che
partecipa delle loro avventure nei diversi ruoli interpretati.
Il fenomeno otaku si sviluppa nell’ambito del movimento del
manga amatoriale, all’inizio degli anni Ottanta, con la
diffusione della cultura “pop”-metropolitana-mediatica tra la
giovane generazione giapponese (“Tech.Pop.Japan”) e viene
considerato la più grande sottocultura del Giappone
contemporaneo. Se da una parte, in Giappone, la principale
novità e pericolosità, di questo fenomeno consisteva nel suo
sviluppo intra-domestico, nella sfera privata e femminile per
eccellenza. Dall’altra, in Italia, avviene esattamente il
contrario: pur formato per la maggior parte da ragazze, il
movimento cosplay ha ragione di esistere e cresce proprio per la
sua collocazione esterna e ricerca di visibilità pubblica.
Cresciute con i cartoni animati prima e poi tra collezioni
impressionanti di fumetti e di gadgets, le “itaku”, non sono
quegli individualisti patologici che i mass media giapponesi
hanno creato e venduto (giovani isolati nel proprio minuscolo
mondo e senza vita sociale), ma persone che per non sentirsi
escluse ricercano e comunicano (soprattutto virtualmente) con
altre che hanno la stessa passione.
Gli aspetti che più mi affascinano della pratica cosplay, sono
quello della fusione delle caratteristiche dei personaggi
fantastici con quelli reali e l’atto creativo che compiono
trasformandosi.
L’aspetto o l’atteggiamento fuori “dal costume”, si nutre della
stessa passione e cultura: non è mai stato difficile riconoscere
queste ragazze dal personaggio virtuale con cui ho stabilito il
primo contatto, perché in tutti i casi spicca la caratteristica
fondante che le accomuna alle “lolite” giapponesi: l’essere “kawai”,
che significa dolce, morbido ed indica ogni cosa che è
riconducibile all’innocenza infantile, ma con un pizzico di
malizia in più.
Camilla Micheli
Nasce a Venezia nel 1974. Laureata in Economia e Marketing
dell’Arte a Ca’ Foscari, lascia l’Italia nel 2000 per lavorare
nel campo new media a Londra. Nel 2001 inizia la carriera di
fotorepoter part-time mentre continua a lavorare nel marketing
di un’azienda di musica. Dopo un corso di specializzazione in
reportage al LCP (oggi LCC) di Londra, si trasferisce a Madrid
dove studia fotografia al corso professionale serale di EFTI (Escuela
de Fotogafìa y Centro de Imagen). Nel luglio 2003 lascia
definitivamente il mondo della musica per dedicarsi alla
fotografia come assistente e come indipendente per piccole
agenzie di pubblicità. Dopo un periodo trascorso a Parigi,
nell’estate 2004 torna in Italia dove inizia a collaborare come
assistente nel campo della fotografia di architettura e avvia la
propria carriera di fotografa freelance. Il suo lavoro personale
si concentra sul ritratto e il paesaggio.