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Paprika - Sognando un sogno

 

Soggetto: dal romanzo “Paprika” di Tsutsui Yasutaga
Sceneggiatura: Minakimi Seishi, Kon Satoshi
Fotografia: Kato Michiya
Montaggio: Seyama Takeshi
Musica: Hirasawa Susumu
Suono: Mima Masafumi
Voci: Hayashibara Legumi, Emori Toru, Hori Katsunosuke, Furuya Toru
Produttore:  Maruta Jungo, Takiyama Masao
Produzione: Madhouse Inc.
Coproduzione: Sony Pictures Entertainment
Distribuzione internazionale: Sony Pictures Releasing International
Distribuzione italiana: Sony Pictures Releasing International
Nazionalità ed anno: Giappone, 2006
Formato: 35 mm, colore
Durata: 90’

 

Colpisce agli occhi e al cuore il nuovo film di Satoshi Kon.

 

Si tratta di un incrocio tra un thriller fantascientifico alla Strange Days e la vivida fantasia di Miyazaki, dove i personaggi e le situazioni fantastiche sono sempre parodia e caricatura di qualcosa appartenente al mondo reale, quello dove ci affaccendiamo tutti i giorni. Cosa può la realtà contro lo sconfinato potere del sogno? Questa è la domanda che sembra porre il film agli spettatori, e Satoshi Kon, il creatore di affreschi noir come Paranoia Agent e Tokyo Godfathers, risponde con la sua solita carica surreale.

 

A guardare bene c’è tutto il cosiddetto postmoderno dentro il film di Satoshi Kon: i pupazzi, il luna park, il discorso sulla natura autoriflessiva del cinema, la metanarrazione e uno sfondamento fra i livelli di realtà che non si vedeva da eXistenZ. Nel mondo di Paprika ogni superficie si lascia attraversare. Ogni sguardo può farti catapultare dal settimo piano di un palazzo direttamente nel mondo dei giochi. Su tutto si staglia Paprika, “ragazza da sogno” in tutti i sensi possibili: desiderabile e affascinante quanto la sua controparte reale.

 

Nel film si parla di un armamentario tecnologico (il DC-Mini) che consente di penetrare nelle menti dei pazienti per scandagliarne meglio i sogni, ovvero la loro parte meno cosciente. Ma quando il macchinario viene rubato da qualche non ben precisato terrorista, l’intera umanità è in pericolo poiché i sogni appartengono all’inconscio collettivo di tutti noi, e solo Paprika e la sua bellezza femminile ci potranno salvare. Se notate bene i colori (e le movenze) della parata che accompagna l’universo alternativo di tutto il film, sembrano fuoriuscire da uno dei film di Miyazaki (e precisamente La città incantata), con il colore sgargiante e i personaggi assolutamente improbabili per la cultura occidentale che trovano posto in quei film. D’altronde la meraviglia grafica del film di Satoshi Kon non deve sorprendere: dietro c’è la Madhouse, la stessa casa di produzione di Animatrix e Metropolis (di Rintaro).

 

Le idee poi sono grandiose, e stanno in equilibrio tra fantascienza e fantasia, in quel territorio dove i giapponesi sono maestri. Se vi è piaciuto Strange Days, questo film fa assolutamente per voi. Dal vedere quello che un’altra persona ha vissuto al vedere quello che ha sognato, il passo è davvero breve…

 

di Leonardo Vietri

 

 


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