AULAMANGA - Satyrnet.it


Seminario ComonFestival 2.0


LA CENSURA NEI CARTONI ANIMATI

 

Per censura si intende il controllo della comunicazione verbale o di altre forme di espressione da parte di una autorità generalmente associata al potere politico. Nella maggior parte dei casi si intende che tale controllo sia applicato all'ambito della comunicazione pubblica, per esempio quella per mezzo della stampa o dei mass media; ma si può anche riferire al controllo dell'espressione dei singoli.

La censura è stata il mezzo tramite cui i grandi dittatori della storia hanno imposto il loro regime: in molti hanno reso unico il proprio ideale politico semplicemente impedendo la divulgazione di altre idee.

Con l’avvento del cinema e dei mass media, la supervisione e la censura da parte delle autorità era all’ ordine del giorno e di certo la cultura cattolica del nostro paese ha rallentato la diffusione di stili di vita più moderni.

Oggi la censura è più o meno usata a seconda dei prodotti piuttosto che a seconda dei contenuti: se un film ha contenuti eccessivamente violenti viene trasmesso in seconda serata e se ne raccomanda la visione ad un pubblico adulto… ma perché se un cartone animato ha 2 secondi di scena (discutibilmente) osè, viene tagliato?

Il problema sta nel fatto che in Italia i cartoni animati vengono considerati un prodotto rivolto esclusivamente ai bambini, infatti la normativa sulla concentrazione pubblicitaria vieta di interrompere gli episodi con gli spot, ma in realtà la maggior parte degli anime trasmessi sono ideati per un pubblico più o meno adulto. Nel momento in cui il cartone viene visionato dalle emittenti che ne acquistano i diritti di trasmissione, si sostituiscono le scene ritenute da censurare con fotogrammi fissi e così, se l’ anime era effettivamente destinato ad un pubblico adulto e quindi maggiormente censurabile, se ne modifica completamente la storia rendendola incongruente .

Ma perché comportamenti diversamente ambigui vengono ancora oggi massicciamente censurati?

Da quando i mass media sono entrati nella nostra vita, si è sempre temuto potessero essere esempio di comportamenti moralmente discutibili o che incitassero gli individui più deboli a compiere azioni violente e così via.

Uno degli ultimi episodi che ha riportato a galla l’argomento è stato ed è tutt’ ora il fenomeno del lancio dei sassi dai cavalcavia: è colpa dei media allucinogeni, degli esempi di violenza che videogiochi e cartoni animati propongono alle giovani menti influenzabili di bambini e adolescenti.

La teoria del modellamento, rispetto agli effetti dei media nei processi di

socializzazione, adotta la seguente forma di imputazione causale lineare:esposizione> identificazione>riproduzione>gratificazione. Questo schema ha prodotto nei decenni passati un eccessivo interesse per le procedure di analisi del contenuto: i media sono infatti una fonte pressochè illimitata di modelli di comportamento potenzialmente adottabili. Ma adottando questi modelli si corre il rischio di cadere nel comportamentismo, secondo il quale il messaggio televisivo rappresenta lo stimolo a cui corrisponde necessariamente la risposta: un comportamento simile a ciò che si è visto.

Per evitare di regredire a vent’ anni fa (la teoria del proiettile magico), è necessario smetterla di ipotizzare che per il solo fatto che nei contenuti mediali siano massicciamente rappresentati alcuni modelli di comportamento, questi saranno massicciamente adottati.

Inoltre i contenuti così tanto criticati e censurati dei cartoni animati, non vengono certo notati dai bambini: è la nostra crescita a farci notare certe anormalità che da piccoli non percepivamo, attenti com’ eravamo al carisma dei personaggi e ai disegni colorati. Eppure le nostre emittenti continuano a tagliare e rimontare interi episodi, modificare o sostituire nomi, dialoghi e colonne sonore originali, alterare la normale e logica successione degli episodi e soprattutto eliminare qualsiasi riferimento alla cultura orientale.
Quest’ ultimo punto sembra particolarmente incongruente. Gli anime giapponesi riflettono la cultura che li ha prodotti e cancellando i riferimenti al mondo nipponico si sottrae lo spettatore al possibile confronto con un’ altra cultura, quasi come se se ne avesse paura.

Ogni prodotto televisivo estero viene adattato alla realtà locale. Più la cultura d'origine del prodotto è distante da quella dove il film o l'anime viene trasmesso, maggiori saranno gli accorgimenti da apportare per rendere comprensibile il tutto a un pubblico che spesso non ha alcun contatto o conoscenza di quella cultura, e che però così continuerà a non averne alcuno.

Vero è che la cultura giapponese ha un rapporto con la sessualità piuttosto diverso da quello occidentale, ma non per questo sbagliato o fuorviante. I comportamenti femminili che spesso si attribuiscono ad alcuni personaggi maschili, servono semplicemente a sottolineare il lato sensibile del personaggio.

E non dimentichiamo che i nipponici rivolgono gli anime a pubblici diversi: alcuni cartoni animati vengono ideati appositamente per assumere la funzione di educatori sessuali per gli adolescenti. Se questi particolari non vengono considerati diventa facile pensare che i giapponesi siano tutti pseudo-maniaci, mentre potremmo addirittura ritenerli più attenti all’ educazione dei figli visto che non considerano tabù tappe fondamentali della crescita degli individui.

Inoltre nella maggior parte dei cartoni viene idealizzato il ruolo del bene: non a caso i personaggi del bene sono sempre belli e bravi e alla fine vincono sempre. Naturalmente i bambini che crescono davanti ai cartoni si identificano con gli eroi positivi, agevolando lo sviluppo del senso di giustizia.

Schematizzando, gli interventi che subiscono più spesso gli anime sono:

Vorrei concludere con alcune osservazioni personali.

Io sono nata nell’ 82 e sono cresciuta con i cartoni animati censurati per eccellenza: Giorgie, Lady Oscar, E’ quasi magia Jonny, Lupen… per non parlare di Ken il Guerriero e Gigi la trottola!

Eppure (almeno per ora) non ho mai sentito la necessità di fare a botte con qualcuno, né mi sono innamorata di mio fratello!

Invece non ho mai capito cosa succede alla fine di Lady Oscar…

Io credo che censurare i cartoni animati sia utile per genitori, inutile per bambini e insopportabile per chi è appassionato ad un genere che come il cinema viene considerato un’arte da molte più persone di quanto si creda.

In televisione si dovrebbero censurare ben altre cose; siamo tempestati da programmi spazzatura che mettono le persone le une contro le altre e che considerano i sentimenti meno di zero… ma, ahinoi, fanno audience e non è forse questo il risultato massimo che si attendono le tv generaliste?

 

 

 

Isabella de Silva

 

                                 

 

  > torna alla homepage di AULAMANGA