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Lethias l’elfo grigio del
Bosco d’Ombra
Nato
nel Bosco d’Ombra nel 468° anno del Regno di Almond, figlio di Lethis e di
Teladrierion, Lethias decise di lasciare la sua terra natale per cercare
un potente artefatto perduto da generazioni: l’Arco del Fuoco Arcano,
ricavato dal ramo di un’antica quercia colpita da un fulmine nel profondo
Nord del Maèl. La straordinaria caratteristica di questo arco è di poter
scagliare qualsiasi tipo di arma da lancio al doppio della gittata
normale, tale dardo viene caricato di un ulteriore potere ed è capace di
sprigionare fiamme e lingue di fuoco. Da ormai 2 anni Lethias girovagava
per il Distretto Sud e Ovest del Maèl quando sentì girare voce che un uomo
di Aerun fosse stato recentemente in contatto con l’Arco e avesse perso il
braccio destro cercando di tendere il potente artefatto; cercò di arrivare
ad Aerun il prima possibile per parlare con l’uomo che in completo stato
di shock gli parlò di un bosco a Nord e di un mastodontico Demone che lo
aveva tentato. Quando poi gli Orchi ed i Goblin assediarono la città,
Lethias decise di accompagnare la spedizione a Sud per avvisare il
Sovrintendente del Distretto Sud…
Viaggio dell’ Elfo Lethias
Appena lasciato il Bosco d’Ombra, nel quale risiedeva tutta la mia
famiglia, all’età di 106 anni partii per raggiungere il distretto Nord,
per cercare quella miracolosa quercia che aveva dato origine all’Arco del
Fuoco Arcano. Armato di tutto punto e pronto per l’avventura iniziai il
mio lungo cammino con il mio fedele falco pellegrino chiamato Freccia
d’Argento. Attraversai tutto il Bosco d’Ombra per poi ritrovarmi in una
pianura a me sconosciuta, ma non al mio fedele compagno; che con il suo
formidabile aiuto mi guidò attraverso pericoli di ogni genere, per poi
giungere ai confini del Regno di Caodon. Qui avvenne il mio primo incontro
con gli esseri umani e con il loro immenso sapere, infatti dialogando con
un vecchio venni a conoscenza di alcuni poteri dell’artefatto che stavo
cercando. Invaso dalla bramosia di possederlo, partii immediatamente per i
cancelli del distretto Ovest per raggiungere l’oscuro Nord, ma arrivatovi
scoprii che, non so per qual causa, erano chiusi. Preso dallo sconforto
cercai di aggirare il problema, ma invano arrivai sino ai monti Nevosi
impervi e troppo pericolosi per un solo avventuriero. Ancora più
demoralizzato cercai la via più breve per far ritorno a casa; ma una notte
fui assalito da tre banditi che mi lasciarono morente sulla strada e mi
depredarono di tutti i miei averi. La mattina seguente scoprii che il
fedele compagno era caduto quella notte per salvarmi la vita; allora dopo
aver intonato un canto per il mio amico defunto (tuttora conservo una
piuma d’argento del mio migliore amico) con la rabbia nel cuore partii
alla ricerca di quei tre briganti. Con l’aiuto delle mie innate abilità di
elfo, riuscii a capire la direzione da loro presa e iniziai
l’inseguimento. Le tracce da loro lasciate mi condussero ai confini con il
distretto Sud, per poi proseguire sino le Paludi Brune, ove trovai la mia
vendetta. In una notte fredda e con la luna coperta dalle nuvole, sorpresi
i tre banditi che stavano terminando un frugale pasto; aspettai che si
addormentassero e che iniziassero i turni di guardia. Con l’ aiuto dell’
oscurità e della velocità che caratterizza ogni elfo, compii la mia
vendetta; incoccai due frecce nel mio arco e sparai, colpii e uccisi
l’unica sentinella; poi arrivò l’ora anche degli altri compagni. La
mattina seguente mi stupii della ferocia con cui avevo compiuto la mia
vendetta e lasciai quel luogo. Durante tutto il giorno seguente mi aggirai
senza meta ed in completa confusione, e così continuai per alcune
settimane, quando incontrai un gruppo di mercanti, che avendomi visto in
quelle condizioni, si offrirono di aiutarmi e così girai con le loro
carovane tutto il distretto Sud. Fu un’esperienza stupefacente perché
assieme a quei mercanti riuscii a conoscere più a fondo le usanze umane e
le loro leggende. Passai molti mesi in loro compagnia e arrivati alla
città fortezza di Aerum decisi di lasciarli poiché ero venuto a conoscenza
che un uomo era entrato in contatto con l’artefatto da me tanto cercato.
Raggiunsi casa sua con la speranza di conoscere altri particolari, ma vi
trovai un uomo sotto shock che disse solo queste parole: ”Bosco a Nord….
Demone enorme, buio…”
Uscito dalla casa iniziarono ad invadere la mia mente idee piuttosto
inquietanti, e solamente la parola Demone mi terrorizzava; tornato alla
locanda in cui risiedevo, cioè La Locanda del Cinghiale Selvaggio, rimasi
assorto a riflettere per alcuni giorni.
SCHEDA DI LETHIAS >>
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