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LA GUERRA DEI MONDI
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Titolo
originale: War of the worlds -Usa, 2005, 116 min.
Sito ufficiale
di Martina "Martygrissom" Capitelli
Quando vedi un film di Spielberg bene o male sai che cosa ti aspetta: azione, effetti speciali, magniloquenza, regia di gran classe, buoni sentimenti e l’immancabile lieto fine. Non è da meno l’adattamento cinematografico del celebre romanzo di H.G. Wells del 1898 (peraltro già proposto nel 1953 da Byron Haskin). Ray Ferrier (un Tom Cruise che inizia ad impersonare anche personaggi non proprio positivi, come era già successo in “Collateral” di Michael Mann, anche se forse non era l’attore più indicato per la parte) operaio edile separatosi dalla moglie che ora ha un nuovo compagno, ospita per il weekend il figlio (Justin Chatwin) e la figlia (la bravissima Dakota Fanning, già apprezzata in Taken, serie tv prodotta dallo stesso Spielberg. Certo se la voce non risultasse quella di una donna e non di una ragazzina sarebbe meglio!). Non si può certo affermare che Ray sia un padre modello: infatti i rapporti tra i tre (soprattutto tra padre e figlio) sono piuttosto tesi. Ma un avvenimento straordinario sta per cambiare le loro vite. Preannunciati da dei lampi minacciosi, in grado di scavare crateri sull’asfalto, arrivano sulla terra degli esseri alieni che, alla guida di giganteschi tripodi, iniziano a distruggere tutto ciò che incontrano. Da quel momento per padre e figli inizia una fuga angosciosa, prima in macchina e poi a piedi, attraverso un’America allo sbando, in cui emergono i peggiori istinti dell’uomo. I tre incontreranno anche Ogilvy (il bravissimo Tim Robbins a cui forse poteva essere concesso più spazio), un uomo dalla psiche molto labile che mette a repentaglio la vita dei tre fuggitivi. Il film procede in un’avvincente atmosfera di terrore degna di un film thriller-horror. In particolare colpisce molto la scena in cui gli alieni cercano Ray con i figli e Ogilvy, momento che può ricordare “Signs”. Ma a rovinare un’opera che fino a quel momento si era rivelata più che degna ci pensa il pessimo finale. Non racconto tutto per non rovinare la sorpresa a chi voglia vedere il film, ma bisogna sottolineare come il film sia sbrigativo, vago e soprattutto iperottimistico fino al limite dell’inverosimiglianza nella soluzione della trama, ben oltre quanto raccontava il romanzo di Wells.
di Michele "Inglesino" Lo Presti
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