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STORIA & MISTERI- Satyrnet.it by dott. Michele Lo Presti |
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JAMES
HILLMAN
“SAGGIO SU PAN”Piccola Biblioteca 56
Adelphi Euro 7,23 (£.14.000)
Chi è Pan? E chi sono gli dèi della Grecia? Tutta
la cultura moderna - basta pensare a Holderlin e a Nietzsche - è stata
traversata dal desiderio di un 'ritorno alla Grecia' di cui qui Hillman ci
aiuta a riscoprire le motivazioni profonde e la tortuosa storia. L'immenso
lavorio degli studi sull'antichità classica negli ultimi due secoli è andato
di pari passo con l'erosione di quel modello monocentrico di cultura che ci ha
trasmesso la tradizione giudeo-cristiana. Così la ricerca della Grecia si è
collegata con la riscoperta di un modello policentrico, dove i nuclei sono i
vari dèi. E quei nuclei vivono ancora in noi. Poggiando sulle tesi di Jung, ma
spingendole alle loro conseguenze più radicali, Hillman ci mostra come
l'immagine di Pan continua a manifestarsi nella nostra esperienza, dietro le
maschere della psicopatologia. Il panico, lo stupro, la masturbazione,
l'incubo, la malia delle ninfe, la sincronicità - sono tutti fatti oscuri che
in qualche modo si rivelano governati dal potere di Pan, e grazie a esso
possono acquistare senso, invece di continuare ad agire ciecamente. Ma perché
il dio possa operare in noi, perché il dio che rende pazzi possa anche guarire
la nostra follia, bisogna che ritroviamo ciò che qui Hillman, sulla scia di
Corbin, chiama l'immaginale, un livello di percezione e di esperienza delle
immagini a cui la nostra storia ha tentato in ogni modo di impedire l'accesso.
Scritto con felice piglio polemico, questo saggio, che rivendica "una
regressione che sia peculiarmente 'greca'" e ne argomenta lucidamente le
ragioni, ci introduce subito nel cuore dell'opera di uno degli psicoanalisti
che più hanno fatto in questi anni per criticare rigorosamente dall'interno la
psicoanalisi e la sua storia.
Recensione a cura di Maurizio
Carandini:
Partendo dalla fuga
dell’uomo moderno verso il futurismo e le sue tecnologie, dalla conversione
all’Oriente e all’interiorità, James Hillman offre in questo saggio una
riscoperta dei miti Greci proponendoci la figura e l’immagine di Pan come
presenza continua e manifesta delle nostre esperienze.
La Grecia “ci offre una possibilità per correggere le nostre anime” perché gli
Dei, se letti in una regione immaginale, sono e non furono o saranno.
Pan morì quando Cristo divenne Sovrano assoluto, così che, il diavolo non è
altro che Pan visto attraverso l’immaginario cristiano.
La morte dell’uno significò la vita dell’altro in un contrasto chiaramente
espresso nelle iconografie: Pan nella grotta, Cristo sul Monte; l’uno ha la
musica, l’altro la Parola.
Ecco quindi perché Roscher ripropone la tesi di Pan come demone dell’incubo.
Partendo da Roscher, Hillman ricorda che Pan è Dio della natura:
Il termine natura va considerato a partire dalle qualità associate e Pan,
dalla sua descrizione iconografica e dalla sua storia.
Il suo luogo originario: Arcadia, “oscure caverne” dove lo si poteva
incontrare = località tanto fisica che psichica.
Il suo habitat: grotte, fonti, boschi e luoghi selvaggi.
Genealogia: abbandonato alla nascita, avviluppato in una pelle di lepre (
animale sacro ad Afrodite e Eros) dal padre Ermes fu accolto dagli Dei con
gioia.
La genealogia di Pan offre un quadro archetipico entro cui egli viene
costellato.
Per afferrare Pan dobbiamo allontanarci dai concetti astratti per accostarci
ad una persona sensibile che corrisponde al movimento dall’intelletto
all’immaginazione che è popolata di tangibili immagini sensoriali.
Solo così Pan può personificare la nostra coscienza per tutto ciò che è
naturale, ma prima dobbiamo essere afferrati dalla natura, sia da “fuori”, in
una campagna deserta che parla con suoni e con parole, sia “dentro” di noi, in
una reazione improvvisa ed istintiva.
Partendo da questi presupposti Hillman ci mostra come Pan continui a
manifestarsi nella nostra esperienza dietro le maschere della psicopatologia.
Così, quando l’anima è presa dal panico, come nella storia del suicidio di
Psiche, Pan si rivela con la saggezza della natura.
Ecco perchè la masturbazione, il panico e lo stupro sono governati dal Dio
Capro della natura e, solo osservandole sensibilmente, ci appaiono come
attività istintuali e naturali se inserite nell’ambiente del Dio Pan, nello
spogliarsi della natura, nell’acqua, nelle grotte e nel clamore di cui è
amante, nella danza e nella musica.
Pan, quindi, si divide tra cime montuose e grotte, tra clamore e musica, tra
zampe pelose e corna spirituali, tra panico e stupro.
Nel rapporto con le Ninfe, (alcune erano “impersone”: senza nome) come
Siringa, Pitis, Eco, Eufeme, Selene, Pan rivela la radice della trasformazione
in arte.
Pan, nella favola di Siringa, ci dice che il desiderio della natura “dentro di
noi” è di unirsi con se stessa con consapevolezza.
Tra le immagine che Hillman ci offre, mi piace ricordare quella di coscienza
riflessiva dove Pan viene rappresentato come un osservatore: ritto in mezzo ad
eventi ai quali non partecipa ma dove è fattore soggettivo di attenzione
vitale: Pan l’osservatore, Pan il lungimirante.
La via di Pan può essere ancora questa: lasciati guidare dalla natura anche
dove la natura “là fuori” è scomparsa.
Riascoltiamo il nostro corpo quando ci dice “si” o “no”, “lascia andare”
oppure “vai”.
Con la morte di Pan scomparvero anche le ninfe che esprimevano liberamente le
verità naturali.
La ninfa continua però ad operare nella nostra psiche e così produce il
moderno culto di Pan.
In ogni ninfa c’è un Pan, in ogni Pan una ninfa.
Rozzezza e timidezza vanno insieme.
by Ilaria ***Luna***